La goccia che cade.
La foglia che rimbalza in alto.
Il ramo che sussulta.
Le stalattiti sono grani di zucchero
- a volte acre, a volte dolce …
Un millimetro? Il peso di un sacco di sale
sulla schiena bruna e secca
dei vecchi di salina. Ci fu una linea
che disegnò per prima il fiato
e la civetta che calcò la prima sillaba
era scritta sulla sabbia. Fu tracciata
da due dita.
Ci fu un uomo, si chiamava Tal
- ‘o siòr Tal -
che dicendosi per primo schiavo,
per cortesia dovuta ad un amico
ad un parente, inventò la nostra
parola del saluto. Rimase intesa
tal dichiarazione di servizio anche
fra chi era padrone. Sparì col tempo
la lor maniera a malaffare:
i vossignoria, i lorsignori,
i baciamo le mani. “Gradisce
la signoria vostra una partita di … ?”
Prima ancora quello sciavo
- da calle e ponte veneziano -
conteneva una civetta un gufo,
forse un daino, e tanti rii
di sabbia smossa e semovente
filtrata in tante bocche,
in tante fibre di tessuto prima grezzo,
poi più fine, a maglie sempre più tornite
per grumi granuli e farine,
ancor di più, raffinate e rifinite.
Ora è più semplice – meno una vù
e senza esse … – ciao. 
Fernando DP – 20/07/2011
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Fernando
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