Di stragi nel cuore t’ho vista messa a nudo e disegnata: una buccia di mela caduta, nitore appassente di zucchero al torso. Privo d'ornamenti ed orpelli di festa o di giubilo il gesto: la goccia che scocca dal ghiaccio vita possente, terrena e di pianto profonda di sguardo ed erosa da un troppo fervido amare ascoltando il frastuono del mare, suggerisce ai distratti passanti. Fernando DP - 05/02/2012Immagine da: http://angelikamente.blogspot.com/2010_09_01_archive.html
Category: Lune vive
La goccia che cade.
La foglia che rimbalza in alto.
Il ramo che sussulta.
Le stalattiti sono grani di zucchero
- a volte acre, a volte dolce …
Un millimetro? Il peso di un sacco di sale
sulla schiena bruna e secca
dei vecchi di salina. Ci fu una linea
che disegnò per prima il fiato
e la civetta che calcò la prima sillaba
era scritta sulla sabbia. Fu tracciata
da due dita.
Ci fu un uomo, si chiamava Tal
- ‘o siòr Tal -
che dicendosi per primo schiavo,
per cortesia dovuta ad un amico
ad un parente, inventò la nostra
parola del saluto. Rimase intesa
tal dichiarazione di servizio anche
fra chi era padrone. Sparì col tempo
la lor maniera a malaffare:
i vossignoria, i lorsignori,
i baciamo le mani. “Gradisce
la signoria vostra una partita di … ?”
Prima ancora quello sciavo
- da calle e ponte veneziano -
conteneva una civetta un gufo,
forse un daino, e tanti rii
di sabbia smossa e semovente
filtrata in tante bocche,
in tante fibre di tessuto prima grezzo,
poi più fine, a maglie sempre più tornite
per grumi granuli e farine,
ancor di più, raffinate e rifinite.
Ora è più semplice – meno una vù
e senza esse … – ciao. 
Fernando DP – 20/07/2011
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Fernando
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FernandoDp |
Mi fido più del cane perché usa la bocca,
sia per aggredire che per accarezzare.
Non ha armi segrete.
Il muso da lontano è il più carino e dolce
ma le fauci da vicino, son le più feroci,
son presagi di razzia.
Perché portano condensa di opposti
in contrarsi e distendersi
di membrane sottili e nere e dentellate
sul palato a coste susseguenti
e dure sulla volta, e rosse vermiglie
sotto i denti bianchi. Lunghi e storti
i canini, se giovani, e la lingua è lunga
a cucchiaio nell’acqua, a carezza molle
sulla faccia degli amici.
Gli occhi sono sempre rivelatori
sorridenti affranti o tristi
più del contrarsi delle palpebre
e delle sopracciglia umane.
Perché il cane più dell’uomo vive l’attimo.
Se soddisfatto e ricambiato poi dimentica.
Per sempre. Non trama.
Se avrà qualche rimostranza da farti
non la rivolgerà mai da solo al mondo
e non a te.
Fernando DP – 07/07/2011
La ripartenza della penna d’oca
con la punta a cannula schiacciata
dal cerchio superiore della g.
La virgola su in cima come un ciuffo
si pronuncia più imbronciata alla sua fine
e riprende vita come sfera
prima della fine del contatto.
Si riaccende alla scintilla dell’idea,
si fa d’un tratto più marcato
con gesto ricorsivo
e colora del grigio che scurisce a poco a poco
dove la forma è assente.
Per una bolla più marcata
a chi la vede sfumatura
per far cadere neve dove prima
c’era solo un foglio bianco.
Fernando DP – 13/04/2011
Immagine: Fausto Melotti – “Scultura g”.
Ho tradito il mio sguardo pensando
che fosse tutto un arrendevole abbracciarsi
e strascicarsi di parole appese al labbro.
Virgole negl’interstizi, o nell’intervallo
della carne rossa,
e opposizione nell’unione dello spirito
che tutto separa tutto include – adolescente.
Ho tradito il mio sguardo pensando
che un filo rosso che si slaccia da una guancia
e si posa lieve su una bocca
ha a che fare poco, con l’amore in boccio.
Un occhio presentito e prematuro
lascia travisare una scelta che c’è stata
ma potrà non essere.
Basterà un cadere lungo i fianchi delle braccia,
uno scostar di lato il guado, una triste vela
a terra che si posa.
È così fragile l’amore in boccio,
è così improbabile che scoppi un terremoto,
eppure accade …
Possono incontrarsi foglie mentre cadono,
si girano di scatto, s’abbracciano cadendo.
Un alito di vento le separa, un alito di vento
unisce.
FernandoDP – 14/01/2011
Immagine da: http://www.artekjara.it/Quadri/Affreschi/Villa/albero_vita.shtml
“Salomone! Ti ho superato!”
[Giustiniano di Bisanzio]
Qui davanti i minareti
- come bastioni spessi
di metri e metri di calce
di marmo e marmo
e di bitume -
si ergono al cantare
delle donne nomadi
- armene - o romane slave
alla festa di Ederlesi.
Questa cupola fu un suono
che si erse al battere
sul cuoio degli arieti
delle pecore di Abele -
che ancora danno voce
al soffrire di Caino – errante.
E’ un’armonia universale
mischiata con l’abisso
che cade ai contrafforti,
stringe a sé gli sguardi,
li ridona in meraviglia.
Ogni sconosciuto si dà qui
appuntamento – Sofia:
storie di donna inaccessibile
divina, umana o piccola
- minuta ]…
…[ oggi questo seno
potrebbe, se volessimo,
abbracciare il mondo
e fargli da zodiaco fisso,
nutrire ogni notte il sole.
Fernando DP - 29/09/2010
Foto da: http://ilmiooceanomare.splinder.com/archive/2009-11.
Come dei momenti d’allegria
ce ne prendiamo gioco,
così della tristezza
su un viso o su uno scritto,
ce ne prendiamo gioco – oppure
ne guardiamo il tristo accrescersi
di un sorriso
che nasce o che si spegne,
che sboccia o che si chiude
alla notte.
Vorrei tanto non essere banale
ma la pelle si piega e si può accendere
un disegno
- chissà da quale parte arriva.
Non ne segniamo il tempo e l’ora
sui taccuini.
La tristezza e la felicità – restano
nell’anima sola – di chi sente.
Fernando DP – 21/09/2010









